I vini D.o.c. della provincia di Imperia

Il prestigioso Pigato

Il Pigato è il vitigno a bacca bianca più prestigioso della Liguria, e, senza tema di smentite, certamente tra i migliori d’Italia. La sua culla si estende tra le province di Imperia e Savona (350 ettari circa), dando il meglio di sé nei microclimi alle spalle di Albenga.
Viene vinificato in bianco (senza il contatto con le bucce), a volte passato in barrique (botte di legno da 225 litri). Il colore è giallo verdolino o giallo paglierino di buona consistenza; tra i suoi profumi, troviamo un fruttato di pesca bianca, erbe aromatiche (salvia, timo…) a volte muschio e sentori resinosi.

La struttura alcolica è spesso sui 13-13,5°, fresco e sapido al palato.

La temperatura di servizio è sui 10-12°.

In tavola si accompagna con primi piatti conditi con pesto, pansotti al sugo di noci, ravioli di erbe all’olio extravergine e pinoli tostati, pesce al forno, crostacei, formaggi di media stagionatura non erborinati. Se poi il Pigato è passito, potremo abbinarlo ai dolci della tradizione ligure: come la torta stroscia.

 
Il famoso Vermentino

Il Vermentino è un vitigno presente in buona parte dell’Europa sud-occidentale. In Italia lo troviamo in diverse regioni e nel ponente ligure è praticamente onnipresente. È un vitigno di probabile origine spagnola, se ne trovano tracce in Liguria già nel 1800.
Nella nostra riviera, i vini da Vermentino si esprimono con note di grande qualità, testimoniando così come questo vitigno abbia trovato il “terroir” più idoneo alle proprie caratteristiche varietali.

I suoi profumi più  caratteristici, ci riconducono a fiori di ginestra, di prato, di mela golden, espressi ad una buona intensità con eleganza e carattere.
La temperatura di servizio indicata è attorno ai 12°.

In abbinamento, oltre ai caratteristici piatti a base di pesce, è perfetto con un’aragosta alla catalana, con le pizze: Sardenaira, pizza all’Andrea; con le verdure ripiene alla ligure, le torte di verdure e i formaggi non stagionati.

 
Ormeasco, il vino di montagna

È il vitigno a bacca nera che caratterizza l’entroterra della provincia di Imperia in direzione Torino, dove si è personalizzato con la D.o.c. “Pornassio”, (Comune a monte di Pieve di Teco), dove il nostro Ormeasco trova il suo habitat ideale. Il vitigno Ormeasco (dolcetto a raspo verde), si differenzia notevolmente dal cugino piemontese, vuoi per il territorio di alta collina, che caratterizza le uve con una acidità maggiore, vuoi per il clima e per l’influenza dei venti che, percorrendo il letto del fiume Impero dal mare verso nord, vanno a lambire i filari di Ormeasco, donando ai vini una sapidità caratteristica.

I vini da vitigno Ormeasco, partono da un rosato “Sciac-trà” (schiaccia e tira), che trova abbinamenti armonici con molti piatti della zona, è perfetto ad esempio con la farinata. Abbiamo poi il Pornassio, (la versione vinificata in rosso), che accompagna ravioli con il sugo di carne, carni rosse alla brace, arrosti, bollito di manzo, ecc. Alla versione “superiore”, ossia con un grado alcolico maggiore e un anno minimo di invecchiamento, riserviamo piatti a base di cacciagione, tordi, oppure selvaggina (cinghiale) e infine lo stoccafisso in buridda, piatto importante della cucina ligure. L’ultima versione del nostro Ormeasco, è il “passito”, vino dolce che accompagna perfettamente anche dolci al cioccolato, alimento difficile da abbinare ad un vino.

 
Dolceacqua, un rosso di razza

Le origini del vitigno sono alquanto incerte: potrebbe essere arrivato nel ponente ligure dalla Francia. Si produce in una quindicina di comuni in provincia di Imperia, su una superficie di circa 80 ettari.

Il Rossese di Dolceacqua o Dolceacqua è stato il primo vino ligure ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata nel 1972.

Oggi il Rossese di Dolceacqua è un vino di grande qualità: alcuni giovani produttori, animati da molta passione, hanno istituito un Consorzio per la Tutela del “Dolceacqua”, al fine di migliorarlo ulteriormente.
Seguo da molti anni con interesse le numerose manifestazioni dedicate al Rossese e tutti gli anni rimango piacevolmente stupito per i miglioramenti che riscontro in questo vino dell’estremo ponente. Il Dolceacqua è color rosso rubino; se invecchiato tende al rosso granato; al naso si avvertono petali di rosa, frutti di bosco e note minerali.
Del Dolceacqua esiste anche la versione “superiore”, con un grado alcolico minimo di 13° e un anno di affinamento dalla vendemmia.
È consigliabile servirlo ad una temperatura di 16°-17°. Il Dolceacqua si abbina con capra e fagioli, cinghiale in umido, coniglio alla ligure, agnello con carciofi, primi piatti con ragù di carne, stoccafisso accomodato, toma di formaggio pecorino di pecora brigasca anche stagionato.

 

Mario Benza, delegato della Provincia

di Imperia dell’Associazione Italiana Sommelier